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Un 12enne massacrato da tre coetanei, poi la confessione: “Agito come nelle serie tv”

Massacrato e ucciso con la catena della bici: terribile omicidio da parte di tre ragazzini, poi la confessione: “Fatto come nelle serie tv”

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Drammatico episodio di violenza da parte di tre ragazzini. Hanno undici, quattordici e sedici anni i tre baby killer che in India hanno ucciso in modo spietato un ragazzino di 12.

Hanno fatto tutto, come hanno loro stessi confessato, “come nelle serie tv”. Lo hanno strangolato con una catena di una bici e poi avvolto il corpicino della giovanissima vittima in un sacco.

Il commissario di polizia di un villaggio del Madhya Pradesh, in India, ha ricostruito lo spietato assassinio commesso da tre minorenni due sere fa. Alla stampa ha riportato le stesse parole del tre ragazzini, la confessione in cui hanno spiegato di essere stati ispirati a uccidere un amico dodicenne dalle serie sulle gang criminali pubblicate sulle piattaforme online.

Il terribile gesto sarebbe stato commesso a causa di alcune critiche della giovane vittima al 16enne, interessato sentimentalmente a sua sorella.

“I ragazzi di 11, 14 e 16 anni hanno strangolato il dodicenne – riporta la stampa, dopo la conferenza della polizia – con la catena di una bicicletta, gli hanno schiacciato la testa con una pietra, e, dopo avergli tagliato la gola, hanno avvolto il corpo in un sacco di plastica, per poi gettarlo su un mucchio di pietre”.

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Cronaca

Ucciso a colpi di kalashnikov, in Francia: morto palermitano 31enne

Marco Cataldi, pizzaiolo da due anni in Francia, è morto dopo essere stato ferito in un agguato. La famiglia smentisce i legami con la droga

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Marco Cataldi, 31 anni, originario di Palermo, è morto la notte tra sabato e domenica in un ospedale di Grenoble, Francia, dopo essere stato ferito in un agguato a Fontaine, vicino Grenoble.

Cataldi era in auto con altri tre uomini quando sono stati attaccati con colpi di kalashnikov. Uno degli uomini è rimasto ferito ed è attualmente ricoverato.

Il procuratore di Grenoble, Eric Vaillant, ha dichiarato che la vittima era un consumatore di cannabis, ma la famiglia di Cataldi ha prontamente smentito tali affermazioni.

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In un’intervista rilasciata al giornale online PalermoToday, hanno dichiarato: “Ma quale drogato, gli hanno fatto gli esami, era pulito. Era un gran lavoratore, ma si era stufato di stare lì. Aveva già rassegnato le dimissioni perché voleva tornare a Palermo“.

Cataldi lavorava come pizzaiolo in Francia da due anni, ma aveva già deciso di lasciare il lavoro e tornare nella sua città natale. Dopo aver appreso la notizia del ferimento, i familiari sono partiti per la Francia. La salma di Cataldi sarà restituita alla famiglia dopo l’autopsia. (foto facebook)

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Cronaca

Blitz antimafia nel Trapanese: fra i 10 arresti anche l’ex senatore Papania e membri del clan di Alcamo

Dieci arresti per mafia, estorsione e scambio elettorale. Tra i fermati anche l’ex senatore del Pd: i dettagli

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La polizia di Stato di Trapani, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di 10 persone residenti in provincia di Trapani.

Le accuse spaziano dall’associazione mafiosa allo scambio elettorale politico-mafioso, estorsione e spaccio di stupefacenti aggravati dal metodo mafioso, fino al traffico di influenze, violazione di segreto d’ufficio e detenzione illegale di armi.

Tra gli arrestati figura l’ex senatore del Pd Antonino Papania (foto), fondatore del movimento politico Via, accusato di scambio elettorale politico-mafioso.

Insieme a lui, è finito in manette anche l’ex vice sindaco di Alcamo, Pasquale Perricone, considerato il tramite tra Papania e il clan mafioso di Alcamo. Nell’ordinanza firmata dal presidente dell’ufficio Gip, Alfredo Montalto, si fa riferimento anche ad altre otto persone affiliate al clan, tra cui il reggente Francesco Coppola.

Le indagini, iniziate nel maggio 2021 dalla Squadra mobile di Trapani in collaborazione con quella di Palermo e il Servizio Centrale Operativo, hanno permesso di svelare i legami tra la politica locale e la mafia. Giosuè Di Gregorio, ritenuto uno dei principali collaboratori di Coppola, si sarebbe occupato dei rapporti con l’intermediario politico.

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Cronaca

Richiesta condanna Salvini, scontro con i giudici di Palermo: per l’Anm “forme di pressione sui pm”

L’Associazione nazionale dei magistrati denuncia “pressioni indebit” e difende i giudici di Palermo dalle critiche politiche

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L’Anm, l’Associazione nazionale dei magistrati, ha preso posizione contro le critiche rivolte alla magistratura dopo la richiesta di condanna a sei anni per Matteo Salvini nel processo Open Arms. Il sindacato delle toghe ha condannato le “reazioni scomposte” da parte di esponenti politici, in particolare dopo le parole del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito “incredibile” che un ministro possa rischiare una condanna per aver difeso i confini della nazione.

Meloni, in un post sui social, ha dichiarato che trasformare in crimine il dovere di proteggere i confini italiani rappresenta “un precedente gravissimo”.

Le sue parole hanno trovato eco in altri membri dell’Esecutivo, tra cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha espresso le sue perplessità sul processo. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha criticato apertamente i magistrati di Palermo.

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L’Anm ha risposto duramente, accusando queste dichiarazioni di essere gravi e di violare il principio di separazione dei poteri, definendole “indebite forme di pressione sui magistrati“. L’associazione ha difeso l’autonomia dei giudici, sottolineando l’importanza di rispettare le regole che disciplinano il processo.

La polemica ha anche varcato i confini italiani, con l’imprenditore Elon Musk che su X ha attaccato la magistratura, definendo “pazzo” il pubblico ministero e sostenendo che dovrebbe essere lui a finire in prigione. (foto italpress)

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Cronaca

“Un dramma inaccettabile”, Palermo in lacrime per il giovane Nino D’Amico

“Vita spezzata sul nascere dell’età più bella in cui i sogni e le ambizioni si rincorrono incessantemente”: le parole dopo il ritrovamento

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La speranza era sempre più flebile, poi è arrivata la notizia del ritrovamento del corpo di Antonino D’Amico, il giovane di Partinico che era stato letteralmente “inghiottito” dalle onde del mare di Terrasini. Nino si trovava con un amico, poi le onde e la tempesta, hanno scritto la più brutta pagina possibile.

“Il mare – ha commentato il sindaco di Partinico, Pietro Rao – ha restituito il corpo di Antonino D’amico ponendo fine alle intense ricerche e all’impegno senza sosta profuso in questi giorni dai soccorritori, Antonino é riemerso poco lontano dalla scogliera su cui è stato investito. Un dramma inaccettabile, una vita spezzata sul nascere dell’età più bella in cui i sogni e le ambizioni si rincorrono incessantemente”.

LEGGI ANCHE: Antonino D’Amico, “risucchiato” dal mare a Terrasini: ricerche continue

“Alla famiglia di Antonino – prosegue – va il mio abbraccio di padre, Partinico resti vicino alla famiglia D’amico pur sapendo che é impossibile colmare un dramma di questa entità.
Corre obbligo di riconoscenza nei confronti di chi si é impegnato nella ricerca di Antonino. Grazie al comandante Laura Lucaioli, agli uomini della Capitaneria di Porto e ai Vigili del fuoco che ci hanno aggiornato costantemente sulle operazioni”.

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“In un giorno in cui anche il cielo piange lacrime di madre, Antonino – scrive Rao – resta eternamente giovane, strappato ad una vita a cui tanto ancora avrebbe voluto dare”.

“Come comunità di Terrasini – dice il sindaco Giosuè Maniaci – porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia, cui va il nostro abbraccio più affettuoso, e alla comunità di Partinico, unita a noi da questa dolorosa vicenda. Un ringraziamento di cuore a tutti i soccorritori intervenuti in questi giorni nonostante le avverse condizioni del mare: dalle forze dell’ordine ai vigili del fuoco, dalla guardia costiera alla protezione civile unite nell’incessante ricerca del giovane Antonio”.

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